OCCHI DOLCI, CUORE TENERO E UN DIALOGO PROFONDO: IL PROGETTO PER MAMME E PAPA’ “SPECIALI”

Uno sguardo intenso, un ascolto col cuore, per i nostri figli speciali. È il senso del nome del progetto rivolto ai genitori, “Occhi di mamma, cuore di papà”, giunto alla sua conclusione anche quest’anno con esiti decisamente positivi. La prima voce a confermarlo è quella di Elena Sironi, psicoterapeuta che insieme alla collega Francesca Silvestri ha guidato i sei incontri di gruppo differenziati per mamme e papà.

“Un’esperienza assolutamente positiva… per me era la prima volta con Ants (avevo seguito percorsi simili in zona Milano) e la prima collaborazione con Francesca: nonostante stili di approcci differenti abbiamo trovato un’ottima sinergia! Pensavamo fosse importante lavorare in coppia, per sostenersi l’un l’altro soprattutto negli inevitabili momenti critici e anche per un confronto tra terapeuti che non può che essere utile e prezioso…”. Uno scambio in cui riflettere sui feedback ricevuti dai genitori: “Sì: da loro è emerso soprattutto il forte bisogno di un tempo e uno spazio in cui potersi confrontare, condividere e condividersi” – riferisce la dottoressa Sironi.

“In queste situazioni i genitori si fanno da parte, quasi si annullano perché al primo posto c’è sempre e comunque il figlio: e invece è fondamentale riappropriarsi del proprio ruolo di donna o di uomo, con le proprie emozioni, a volte anche scomode, le proprie passioni… senza sentirsi in colpa, anzi, pensando che è una cosa positiva per il figlio e l’intero nucleo familiare: un genitore che concede il giusto spazio a se stesso e alle sue esigenze è una persona più serena e appagata che ha più energie da donare”.

La psicoterapeuta sottolinea come sia essenziale, da parte non solo dei genitori ma anche di esperti e insegnanti, “non concentrarsi esclusivamente sul bambino ma guardare oltre, all’intero contesto in cui vive: soltanto così è possibile essergli davvero d’aiuto. È il senso di fare rete, concetto su cui puntiamo moltissimo, insieme ad Ants: intorno a questi ragazzi speciali c’è un mosaico in cui ogni pezzettino è ugualmente importante”.

Pronta a ripartire il prossimo anno? “Molto volentieri! Abbiamo creato le basi, proposto un modello di comportamento, offerto un supporto nella gestione di emozioni e vissuti: adesso vogliamo procedere senza essere noi per forza a guidare, ma insieme a mamme e papà per ridefinire, riprogettare ogni volta la prossima tappa”.

Traguardi futuri? “Il grande obiettivo a lungo termine è quello di riuscire a creare nei genitori nuove abitudini di pensiero e di comportamento, all’insegna di un sano pensare a sè: atteggiamenti da trasformare in concreti meccanismi, senza bisogno di un sostegno esterno ma trovando da soli le risorse per farlo nella quotidianità… perché ritrovare se stessi, giorno dopo giorno, è un diritto e anche un dovere, a tutto vantaggio di noi stessi e dei nostri figli”.

Si associa Francesca Silvestri, nell’annunciare gli obiettivi per il prossimo anno: “Ripartiamo con entusiasmo e l’idea di intensificare un po’ gli incontri, come richiesto dagli stessi genitori, creando anche dei momenti di svago, oltre a quelli di riflessione: occasioni altrettanto importanti per condividere esperienze, ricordandosi di sé come uomo e donna con le proprie passioni”.

Concorde, Francesca, anche nel report positivo dell’esperienza: “La partecipazione, l’empatia che si è creata è stata ottima, oltre le aspettative… soprattutto i papà ci hanno sorpreso piacevolmente per come hanno voluto e saputo condividere sentimenti e vissuti, mostrando disponibilità ad aprirsi, voglia di mettersi in gioco, grande comprensione per l’altro”. Voglia di liberare emozioni, cosa che risulta spesso più facile alle donne, “e invece c’è stato un inatteso, splendido riscontro anche dai papà” conferma l’esperta, “che hanno condiviso in questi incontri la comune passione per la fotografia” mentre per le mamme sono stati utilizzati soprattutto strumenti espressivi come l’arte, la narrativa, la poesia.

Sempre nell’ottica di ricordarsi di se stessi come persone, oltre che come genitori: “Oltre che sui propri figli abbiamo spaziato su tematiche come il passato, il futuro, il tempo libero, e poi la coppia, i cambiamenti che comporta un’esperienza così complessa”. Temi profondi che hanno messo in contatto persone con figli dai 3 ai 25 anni e quindi con vissuti molto diversi tra loro: “Una scelta voluta proprio per avvicinare mondi differenti, stimolando l’arricchimento reciproco: con esiti bellissimi ed emozionanti” conclude Francesca.

E le emozioni affiorano toccanti dalle parole di Lucio, uno dei papà che hanno partecipato:

“Una bellissima esperienza, peccato solo che non abbia avuto la possibilità di viverla anni fa… Marco, mio figlio, ha 18 anni: quando abbiamo avuto la diagnosi non esisteva questo tipo di percorso, anzi i genitori rimanevano soli con i propri dubbi, pensieri, e un peso enorme. Non nascondo che io stesso, quando ho saputo dell’autismo di Marco, sono precipitato nella tristezza, ho sofferto tanto come soffro tuttora”.

Lucio svela l’ombra di emozioni che, se condivise, pesano un pochino meno: “Da questi incontri uscivo sempre un po’ più sereno, perché avevamo l’opportunità di liberare timori, ansie, di sciogliere tensioni, senza mai sentirsi giudicati ma sempre capiti… e poi era anche semplicemente l’occasione per chiacchierare e condividere passioni personali, per ricaricare le energie e alleggerire i pensieri”. Facendosi portavoce di tutti i papà, tiene poi a rivolgere un messaggio alle mamme: “Mi pare sia emerso che sono un po’ troppo esigenti e critiche con i papà… alle mamme vorrei dire, cercate di pensare che non è facile nemmeno per noi lavorare tutto il giorno, gestire gli aspetti economici, affrontare preoccupazioni, anche perché gli amici spesso si allontanano e..può capitare che il cuore di papà finisca per sentirsi solo” conclude Lucio.

E invece il nucleo familiare è e deve essere tutelato, protetto, a tutto vantaggio del benessere di questi figli speciali: lo ribadisce proprio Nadia, mamma di Simone: “Posso confermarlo perché ho partecipato in prima persona, mentre mio marito ha preso parte agli incontri per i papà e mio figlio Francesco a quelli per i fratelli: è un’esperienza molto positiva, di stimolo per il confronto in famiglia e un input a livello di coppia per un prezioso scambio di punti di vista”.

Nadia promuove in pieno l’iniziativa: “Mi è piaciuto tutto, sia i momenti di riflessione che le semplici chiacchiere tra donne, ma anche le attività creative, cose che si fanno più che altro con i bambini ma che non si ha tempo di fare per sé: e invece si possono scoprire delle passioni, delle valvole di sfogo, dei modi nuovi per esprimersi”. Esprimere se stessi sentendosi accolti e capiti “al volo”, ecco un altro valore aggiunto che anche questa mamma attribuisce al progetto: “E’ bello sentire la comprensione reciproca, la partecipazione di persone che vivono le tue stesse situazioni ed emozioni: si parla insomma lo stesso linguaggio e ci si sente più liberi e leggeri”. Rispecchiarsi nell’altro, anche notando a volte differenze e prendendo nuovi spunti: “Certo, perché anche il punto di vista di chi ha figli di età diverse, oppure di chi segue percorsi differenti dal proprio può essere un arricchimento, un’opportunità utile”. Pronta a ripartire anche lei l’anno prossimo, con un suggerimento: “Proprio per la validità del progetto, un’idea potrebbe essere quella di stilare al più presto un programma di date in modo da dare a ciascuno la possibilità di organizzarsi per tempo, arginando il più possibile gli immancabili imprevisti, e di non perdersi così nessun incontro”.

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